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9 giugno 2026

Esempio dichiarazione redditi forfettario

Esempio dichiarazione redditi forfettario: come leggere ricavi, coefficiente, imposta sostitutiva, INPS e F24 senza errori.

Studio Di Sabato e Partners — ODCEC Novara n. 453/A

Esempio dichiarazione redditi forfettario

Se hai una partita IVA in regime agevolato, cercare un esempio dichiarazione redditi forfettario non è curiosità teorica. È il modo più rapido per capire cosa andrai davvero a compilare, quali numeri contano e dove nascono gli errori che poi si pagano in saldo, acconti o controlli.

Il punto è questo: nel forfettario non dichiari i costi reali come accade in altri regimi, ma non per questo la dichiarazione è "automatica". Devi partire dai compensi o ricavi incassati, applicare il coefficiente di redditività corretto, considerare contributi previdenziali deducibili e verificare se rientri nell'imposta sostitutiva al 5% o al 15%. Basta sbagliare uno di questi passaggi per alterare tutto il risultato finale.

Esempio dichiarazione redditi forfettario: da quali dati si parte

Per costruire un esempio utile, immaginiamo un libero professionista senza cassa professionale, iscritto alla Gestione Separata INPS, in regime forfettario per tutto il 2025. Supponiamo che abbia incassato 30.000 euro nell'anno e che il suo codice attività abbia coefficiente di redditività del 78%.

Nel forfettario il reddito imponibile non nasce sottraendo le spese effettive ai ricavi. Si calcola invece applicando il coefficiente previsto per la tua attività. In questo caso, 30.000 euro per 78% danno un reddito lordo forfettario di 23.400 euro.

A questo punto entrano in gioco i contributi previdenziali obbligatori versati nell'anno e fiscalmente deducibili. Se ipotizziamo contributi INPS per 6.000 euro, il reddito imponibile ai fini dell'imposta sostitutiva scende a 17.400 euro. Se il contribuente ha i requisiti per l'aliquota start-up, l'imposta sarà il 5% di 17.400 euro, quindi 870 euro. Se invece applica l'aliquota ordinaria del 15%, l'imposta sarà 2.610 euro.

Questo è il cuore del meccanismo. Semplice in apparenza, ma ogni variabile va letta bene: anno di effettivo incasso, coefficiente corretto, contributi deducibili davvero versati, regime applicabile e gestione degli acconti.

Come si legge davvero la dichiarazione del forfettario

Quando parliamo di dichiarazione dei redditi per forfettari, nella pratica ci riferiamo al Modello Redditi Persone Fisiche. La parte più delicata, per chi opera in regime forfettario, è il quadro dedicato al reddito d'impresa o di lavoro autonomo in regime agevolato.

Qui non stai solo riportando un totale. Stai ricostruendo fiscalmente la tua attività con una logica precisa. Vanno indicati i ricavi o compensi percepiti, il codice attività, il coefficiente di redditività collegato a quel codice e il reddito determinato in modo forfettario. In seguito si raccordano i contributi deducibili e si arriva all'imposta sostitutiva.

Il punto che spesso crea confusione è la differenza tra fatturato e incassato. Nel regime forfettario conta il principio di cassa. Se hai emesso una fattura a dicembre 2025 ma l'hai incassata a gennaio 2026, in linea generale quel compenso rileva nel 2026, non nel 2025. Questo cambia direttamente la base imponibile.

Anche i contributi meritano attenzione. Non basta sapere quanto "dovresti" pagare. Conta quanto hai versato nel periodo fiscalmente rilevante e quanto è effettivamente deducibile. Per questo chi compila la dichiarazione senza un controllo puntuale dei versamenti INPS rischia di inserire numeri parziali o duplicati.

Un esempio numerico completo

Riprendiamo il caso del professionista con 30.000 euro incassati. Il percorso di calcolo è questo.

I compensi percepiti sono 30.000 euro. Il coefficiente di redditività è 78%. Il reddito lordo forfettario è quindi 23.400 euro. I contributi INPS obbligatori versati nell'anno sono 6.000 euro. Il reddito netto imponibile diventa 17.400 euro.

Se si applica il 15%, l'imposta sostitutiva è 2.610 euro. Se durante l'anno non sono stati versati acconti sufficienti, in dichiarazione emergerà il saldo da pagare e, se dovuti, gli acconti per l'anno successivo. Ed è qui che molti si sorprendono: il conto non si ferma all'imposta dell'anno appena chiuso, ma può includere anche la proiezione sull'anno in corso.

Se invece il contribuente ha diritto all'aliquota del 5%, l'imposta scende a 870 euro. La differenza è importante, ma non va data per scontata. I requisiti dell'aliquota ridotta vanno verificati con precisione, perché un'applicazione errata espone a correzioni e differenze d'imposta.

Dove si sbaglia più spesso

L'errore più comune è usare il coefficiente sbagliato. Può succedere quando il codice ATECO non è stato verificato bene o quando l'attività svolta nella pratica non coincide perfettamente con quella considerata in fase di apertura. Un coefficiente errato altera il reddito imponibile e quindi tutta la dichiarazione.

Subito dopo c'è il tema degli incassi. Molti prendono il totale delle fatture emesse e lo trattano come base dichiarativa. Non sempre è corretto. Nel forfettario il momento dell'incasso è decisivo. Lo stesso vale per eventuali note di variazione, storni o somme percepite a cavallo d'anno.

Un altro punto sensibile riguarda i contributi. C'è chi deduce importi non ancora versati, chi dimentica una parte dei pagamenti effettuati, chi non distingue tra contributi obbligatori deducibili e altre somme che non entrano nello stesso modo nel calcolo. L'effetto finale può essere un'imposta più alta del dovuto o, al contrario, una dichiarazione non corretta.

Poi c'è il tema degli acconti. Anche con una dichiarazione compilata bene, il contribuente può rimanere spiazzato davanti all'F24 se non aveva considerato che oltre al saldo può scattare l'acconto per l'anno successivo. Questo non è un errore di formula, ma di pianificazione. E per una partita IVA con flussi di cassa stretti, fa una grande differenza.

Esempio dichiarazione redditi forfettario con F24 e scadenze

Facciamo un passo in più. Immaginiamo che, dal calcolo finale, emergano 2.610 euro di imposta sostitutiva e 6.000 euro di contributi già determinati secondo la tua posizione previdenziale. Se non hai versato acconti sufficienti, l'F24 può contenere il saldo dell'imposta e gli eventuali acconti per l'anno successivo. A questi possono aggiungersi i versamenti INPS collegati alla tua gestione.

Qui serve realismo. La dichiarazione non è solo un file da inviare. È il punto da cui derivano importi da pagare, scadenze e controlli di coerenza. Per questo un esempio numerico ti aiuta, ma fino a un certo punto. Appena cambiano gestione INPS, attività, aliquota agevolata, presenza di più redditi o periodi parziali nell'anno, il risultato cambia.

Anche il calendario va gestito con attenzione. Una dichiarazione corretta ma presentata senza coordinare saldo e acconti rischia di creare tensioni di cassa inutili. Se lavori da solo, sai bene quanto sia facile arrivare a ridosso della scadenza con documenti sparsi, ricevute mancanti e il dubbio se il conteggio sia davvero giusto.

Quando l'esempio non basta più

Gli esempi sono utili per orientarti, ma non sostituiscono la lettura del tuo caso. Se hai aperto la partita IVA nel corso dell'anno, hai cambiato attività, hai contributi artigiani e commercianti, hai redditi aggiuntivi oppure stai verificando la permanenza nel regime, la dichiarazione richiede un livello di attenzione diverso.

Lo stesso vale se vuoi capire in anticipo quanto pagherai. In quel caso non ti serve solo un esempio dichiarazione redditi forfettario, ma una simulazione costruita sui tuoi numeri reali. È il passaggio che trasforma un adempimento subito all'ultimo in una gestione più controllata.

Per questo un supporto digitale specializzato ha senso quando unisce velocità e verifica professionale. Non ti serve un testo generico sul fisco. Ti serve sapere quali dati inserire, come vengono trattati nel modello, quali impatti avranno su imposta e contributi, e quando è il caso di far validare il tutto da un commercialista.

Se oggi hai dubbi sulla tua dichiarazione forfettaria, parti da una domanda concreta: i numeri che stai usando riflettono davvero incassi, coefficiente, contributi e aliquota corretti? È da lì che si evita l'errore più costoso, quello che nasce da un calcolo apparentemente semplice.

Le informazioni contenute in questo articolo hanno carattere informativo e non costituiscono consulenza fiscale professionale. Per situazioni specifiche, rivolgiti a un commercialista abilitato. Il servizio è gestito dallo Studio Di Sabato e Partners (ODCEC Novara n. 453/A).

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